Ruralità quasi urbana: una sfida e un’opportunità

Sottotitolo: la passione per il proprio Territorio genera Turismo. Un corto-circuito rurale per un turismo lento.

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Lo sviluppo delle comunità locali si fonda sulla capacità di condividere e riconoscere una propria specificità, di ritrovare una propria identità, visibile all’esterno e profondamente vissuta all’interno.

Il fenomeno della globalizzazione, che pure costituisce una occasione grande di scambio e di diffusione, tende ad appiattire le differenze e a nascondere le caratteristiche peculiari delle singole realtà; la strabiliante molteplicità di informazioni tende a disperdere e, paradossalmente a non comunicare piuttosto che comunicare. Così occorre ingegnarsi e trovare le “parole chiave” per distinguersi nella moltitudine delle offerte e modelli proposti, occorre il linguaggio delle emozioni e delle sensazioni, occorre intercettare i bisogni e i desideri ed avendo la consapevolezza di sé fare in modo che quei bisogni e quei desideri trovino soddisfacimento ed appagamento  “unicamente” presso si SE’ ed in nessun altro luogo.  L’UNICITA’  si raggiunge solo attraverso la consapevolezza della propria IDENTITA’ ed il rafforzamento di essa attraverso la ricerca delle eccellenze e degli elementi fortemente caratterizzanti.

Paesaggi dalla sconvolgente bellezza, musei, edifici e dimore storiche, opere d’arte, giardini, antiche case rurali: il Territorio può essere considerato “museo diffuso”. Non semplice contenitore d’arte, ma opera d’arte esso stesso.Tuttavia un Territorio che abbia metabolizzato la consapevolezza del suo passato e ne abbia riconosciuto il valore identitario  non deve limitarsi alla contemplazione dello stesso, ma  deve farne strumento di programmazione e sviluppo per  il suo avvenire.

Per questo motivo occorre essere abili nell’enfatizzare le proprie peculiarità in modo da trasformarle in attrazione e fare sì che un luogo sia cercato.

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SI PUO’ FARE DEL TURISMO SE SI AMANO LA PROPRIA TERRA, LA PROPRIA COMUNITA’ E LE PROPRIE TRADIZIONI CULTURALI. L’OSPITE CHIEDE DI CONOSCERE E CONDIVIDERE UNA PASSIONE PER IL TERRITORIO.

Un territorio richiama se ha una forte consapevolezza di sè, di quello che può offrire, di quello che può rappresentare, dei valori e del patrimonio materiale ed immateriale che custodisce. Solo chi abita il territorio può consentire che questo avvenga intraprendendo azioni che concorrono al  benessere socioeconomico individuale e collettivo, migliorano il territorio valorizzando e preservando le risorse che gli appartengono, conservandone il patrimonio naturale, salvaguardandone le tradizioni, la cultura, la storia.

Attraverso un percorso di iniziative e di sviluppo, di valorizzazione dei beni comuni – intesi come patrimonio – quei beni diventano condivisibili  attraverso una offerta di turismo sostenibile, rispettoso ed attento. A partire da chi abita il territorio, dalle sue azioni quotidiane, dalla sua cultura, dalla sua attitudine a migliorare la qualità della propria vita e costruire benessere, dalla sua educazione al rispetto e alla cura dell’ambiente e del patrimonio che gli appartiene, dalla sua propensione all’accoglienza e alla importanza che ad essa riconosce nel fare relazione,  ha inizio il viaggio.

Un nuovo concetto di viaggio che vuol dire consapevolezza e desiderio di condivisione di beni comuni da parte di chi sta a “casa” – intendendo per “casa” chi abita i luoghi –  e, non solo vacanza per chi in quella “casa” ci arriva, ma esperienza multisensoriale ed emozionale, desiderio di conoscenza e scoperta di una nuova “casa”, vicina o lontana che sia dalla propria, perchè più che la meta conta il percorso e il modo in cui ci si mette in cammino.

Il turismo è esperienza e tensione verso l’altrove e non si riduce a un periodo preciso di mobilità, né il viaggio finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e non finisce mai, perché i ricordi ci fanno sentire in viaggio anche quando da esso siamo ritornati.

L’attivazione del corto-circuito rurale intende creare un percorso rurale che attraversa l’ambito urbano – facendo capo alla Masseria Solito che si trova appunto in città -, percorre le sue frange periferiche e si allontana nei territori periurbani più vasti.

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Un modo per restituire qualità ambientale e paesaggistica al territorio urbano come  a quello rurale (vedi progetto Patto città-campagna incluso ne PPTR della Regione Puglia). Un percorso ricostruito attraverso la ruralità residua dell’antico paesaggio agricolo di Taranto con le sue masserie ancora funzionanti che possono contribuire ad una offerta di tipo turistico in termini di ospitalità diffusa, laboratori didattici, agricoltura sociale, itinerari a mobilità dolce per una fruizione del territorio in armonia con la sua vocazione slow, tutto all’insegna della sostenibilità, del rispetto dell’ambiente e della condivisione di saperi e tradizioni locali.

Un’offerta questa che ben si addice  a chi intende la vacanza come bisogno interiore di ricerca di autenticità, di scoperta o di riscoperta, desiderio di vivere  un’esperienza vera e fortemente coinvolgente, nel rispetto dei luoghi e di tutto ciò che loro appartiene da

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sempre. Un turismo non invasivo che non crea dissonanze, forzature ma si mescola al contesto e ne asseconda la sua natura, rispettandola. Allo scopo vale la pena pensare, realizzare e sviluppare un percorso non solo fisico ma anche di azioni condivise e partecipate che siano orientate ad uno sviluppo sempre più sostenibile del territorio, sua antica “vocazione” naturale. Azioni che mirino alla valorizzazione dei prodotti tipici della enogastronomia, consentano la diffusione di un’agricoltura multifunzionale, il recupero di valori, saperi, sapori della tradizione, diano sostegno all’artigianato locale, tutelino antichi mestieri, curino e salvaguardino il patrimonio culturale, artistico, paesaggistico, pongano forte attenzione, preservino e custodiscano  quel  “sapere contadino” su cui per secoli si è basata l’economia del territorio e ne ha fatto la sua riicchezza.

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