Progetto inSolitoViola: per il recupero di un bene dimenticato

SAM_5370 Oggi la vediamo così, la masseria Solito, un rudere con tetti sfondati, pareti divorate dalla umidità e dalla muffa, crepe che si aprono come ferite. Difficile dire se sia stato più inclemente lo scorrere del tempo o l’incuria dell’uomo: entrambi tuttavia hanno fatto di questo edificio, importante testimonianza dell’antico paesaggio rurale di Taranto, un triste esempio di trascuratezza e disattenzione. Sgretolandosi quelle mura, è come si fosse via via sgretolata l’identità di un territorio e di una comunità che non la voleva più riconoscere come propria dopo secoli e secoli, distratta da altri interessi economici e all’inseguimento di uno sviluppo industriale dissennato che ha come causato una sorta di interrupt nel suo divenire disconoscendo le sua antica cultura e le sue origini.

L’incapacità di salvaguardare e tutelare il proprio patrimonio culturale, la propensione all’abbandono e all’oblio che per forza di cose inducono il deterioramento e la fisiologica distruzione di un bene, agevolano inevitabilmente pratiche distorte di intervento: meglio abbattere che salvare qualcosa per cui è troppo tardi.

Eppure questo edificio appartenuto nel cinquecento alla famiglia patrizia Amontinato, passato poi alla famiglia Solito nel settecento alla quale rimase per lungo tempo, diventato poi di proprietà dell’archeologo e sindaco di Taranto Luigi Viola prima e del figlio Cesare Giulio, insigne scrittore e commediografo, successivamente, di seguito frazionato e venduto a diversi acquirenti, in cui si addensa un patrimonio di umanità e di storia ed in cui risiedono le tracce delle nostre radici, è ancora lì accerchiato dal cemento e dietro un muro che sembra voglia proteggerlo dalle aggressioni del disamore. Più volte le ruspe hanno provato a distruggere questa “importante testimonianza della storia e della cultura della nostra città”, in nome di un’urgenza per motivi di pericolo e di degrado o per cedere il posto ad una nuova e dissennata speculazione edilizia.

Ma con riferimento alla storia e alla cultura, va detto che la masseria non merita rispetto solo per la sua vetustà, per essere un importante toponimo, nonché “una residua testimonianza del primitivo assetto agricolo dell’area”, come scrisse la Soprintendenza; è notevole anche per essere un bene che appartiene alla comunità intera e da questa deve essere rivendicato riconoscendone tutto l’immenso valore che rappresenta in termini identitari.

Rivendicare significa ritornarne in possesso per farne diventare luogo condiviso di cultura e socialità, in nome e nel rispetto di chi ci ha preceduto.

Grazie ad associazioni di volontariato, giornalisti, semplici cittadini schierati in difesa della storica masseria, e alla dichiarazione di interesse per il monumento ottenenuta dal Sovrintendente ai Beni Architettonici con l’auspicio di un suo rapido restauro e riutilizzo, la minaccia delle ruspe è stata scongiurata dopo l’ultima aggressione che il 30 aprile 2009 riuscì ad abbattere solo un fico secolare.

Certo l’antico e meraviglioso paesaggio con i suoi 10 ettari  – quale era il fondo ai tempi del cavalier Luigi Viola –  fra seminativi, vigneti, oliveti e terre giardinate, agrumeto, fabbricato rurale ed casino per villeggiatura,   non potrà ritornare ma potrà rimanere nella memoria e nel racconto che ogni giorno potrà rinnovarsi se il progetto inSolitoViola riuscirà ad avere attuazione dando vita ad un contenitore multifunzionale in cui tradizione, innovazione, inclusione sociale, cultura, creatività, arte dovranno concorrere ad un agire comune che mira alla tutela e alla salvaguardia del patrimonio di beni materiali ed immateriali e alla cura del proprio territorio in maniera responsabile e sostenibile.

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