Grigio tendente al verde: la ri-costruzione di un paesaggio

declinazioniurbaneCome riportato nel PPTR della Puglia, i paesaggi prodotti nel tempo lungo della storia delle “genti vive” che li hanno abitati e che li abitano, costituiscono il principale bene patrimoniale (ambientale, territoriale, urbano, socio/culturale) e la principale testimonianza identitaria per realizzare un futuro socio/economico durevole e sostenibile della Regione. Un’identità che si è costruita nell’azione umana di lunga durata, esito evolutivo di dinamiche relazionali nelle quali le dimensioni dello spazio e del tempo sono indissolubilmente legate. 

Il paesaggio ha il valore di un patrimonio che deve essere continuamente riprodotto mediante azioni di  conservazione, valorizzazione, riqualificazione, progetto. Il paesaggio storico è ricco di idee, di invenzioni, di  azioni, ma non dovrebbe essere inteso solo come una raccolta di beni di eccezionale bellezza e rarità; il paesaggio va indagato e decifrato come specchio dell’identità e dell’anima dei luoghi. Se lo si osserva così, il paesaggio storico è un giacimento straordinario di saperi e di culture d’uso del territorio. A volte quelle culture appaiono dormienti, soffocate da visioni individualistiche, economicistiche e contingenti; ma è proprio appoggiandosi su di esse che si può immaginare un futuro denso di valori collettivi e condivisi.

Il paesaggio è un ponte tra il passato e il futuro. E’ un bene comune. 

 

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Passaggi tra i paesaggi

 

panelDMPercorrere il paesaggio o meglio i paesaggi per ammirarne la bellezza in tutte le sue molteplici forme ed espressioni, per leggerne i passaggi del tempo ed il susseguirsi del divenire del quale l’Uomo è coprotagonista al pari della Natura. Percorrerlo per coglierne l’arte: un percorso che parte dall’osservazione, porta allo stupore e all’esaltazione per il potenziale scoperto ed al conseguente bisogno di creare perché non c’è alternativa: si obbedisce a leggi interiori del tutto naturali, istintive. Creare è vivere. La vita coincide con l’arte, che parte dalla Natura. Un legame indissolubile arte-vita e quindi imprescindibile: natura.

 L’arte del Paesaggio, quindi, immagini catturate, colte da punti di vista e di osservazione diversi ma sempre privilegiati, siano essi postazioni dall’alto per averne una visione integrale i cui gli elementi che la compongono diventano agli occhi “brani astratti di pittura segnica e porzioni di superfici regolate da un disegno in cui regna un silenzio metafisico”, come visioni ravvicinate che permettono di scrutare il paesaggio per rivelarne aspetti inediti ed emozionanti.

Percorsi attraverso i quali il paesaggio si svela con un coinvolgimento plurisensoriale sia nella sua inevitabile e prepotente evidenza come nei suoi frammenti e dettagli che una necessità interiore coglie prima che gli occhi, ma in ogni caso straordinario, suggestivo, fantastico, generoso di elementi di cui nutrirsi, stupirsi, gioire, sognare…una magia scenica che è umanamente irreplicabile.

Conoscere per capire, valorizzare e promuovere

Il primo passo per comprendere un territorio e quindi valorizzarlo è la conoscenza: questa però non presuppone uno sguardo rapido e sommario al territorio, ma una precisa e sistematica analisi di tutte le sue componenti, le risorse, alcune delle quali visibili ed evidenti, ma molte altre intangibili e fatte di esperienze, attività, memorie che richiedono un più attento e sottile approccio condiviso e partecipato per poter essere esplicitate. Nel contesto territoriale infatti l’uomo ha vissuto per millenni, lasciando tracce visibili e meno visibili, modellando l’ambiente per le proprie necessità, sfruttandone le risorse, ma anche mantenendolo in vita o riducendone le potenzialità nelle diverse epoche storiche. È quindi evidente che non basta un’analisi superficiale per conoscere un territorio, ma bisogna entrarvi nelle “pieghe” più riposte: di solito negli aspetti meno eclatanti, nei luoghi dimenticati della memoria si trova l’identità più significativa e veritiera di un territorio.
Potrebbe pertanto essere necessario un procedimento analitico e sistematico oltre che sistemico per raccogliere e racchiudere tutto il complesso patrimonio paesaggistico, culturale, architettonico, archeologico di un territorio all’interno di un sistema informativo che rappresenti non solo una mera catalogazione delle sue risorse sia esse materiali che immateriali ma anche un modo nuovo di lettura della storia e dell’evoluzione sia del paesaggio che della comunità che lo ha vissuto e ha contribuito a costruire, e, ancora, una occasione attraverso l’indagine e la schedatura per valutarne opportunità e modi di recupero e valorizzazione.

Tuttavia la storia è fatta anche di eventi, manifestazioni, prodotti che affondano le loro radici in tempi lontanissimi  alcuni dei quali sopravvivono nella memoria scritta di qualche documento o nel risultato di in una ricostruzione meticolosa, altri invece, passati di generazione in generazione, ancora facenti parte della tradizione presente.

Ma la vera chiave per entrare in un territorio è l’accoglienza e quindi diventa necessario censire anche ogni tipologia di strutture ed attività collegabili alla presenza di fruitori nel territorio: ricettività, ristorazione, informazione turistica, anche attraverso la già ricca proposta di possibili e diversificati itinerari nei territori oggetto d’indagine.

Il quadro che emerge da questo approccio analitico di studio, ricerca, raccolta e censimento, che lascia sempre spazio a nuovi ed inattesi elementi, restituisce un territorio denso di storia, di tradizioni, di tipicità, di spontaneità, di bellezza.

A saper saggiamente ed attentamente cogliere ed interpretare tutti gli elementi di quel quadro e saperne fare diligente ed intelligente pianificazione e programmazione, ci sono tutte le premesse necessarie per una buona valorizzazione in chiave turistica, elemento fondamentale per lo sviluppo anche economico del territorio.

Occorre analizzare potenzialità e criticità, oltre che opportunità perché nella governance delle risorse turistiche del territorio non si può prescindere da un’accurata valutazione della sostenibilità. La risposta è naturalmente orientata verso un approccio “silenzioso” e “lento” perchè questa è la vera natura del nostro territorio, in cui sin da tempi antichi la ruralità ha costruito e definito il suo paesaggio con una campagna ricca e fertile rivestita di vigneti e oliveti, abitata da gente forte, tenace ed appassionata, unita e solidale.

In nome di quella antica, saggia cultura e tradizione contadina testimonianza forte di un modello di vita altamente sostenibile e rispettoso dell’ambiente e della ricchezza e del valore che loro si riconoscono, promuovere il turismo rurale, il turismo verde, il cicloturismo, non è che una naturale conseguenza. Mobilità dolce, e tutte le forme di fruizione in termini turistici di un territorio che ha una sua precisa identità ed una vocazione che vanno rispettati. Un “incedere lento” che deve essere in sintonia con i luoghi e con la percezione di essi, perchè al meglio possa esserne colta l’essenza.

Certamente si tratta di “turismi” di nicchia  che si muovono alla ricerca di destinazioni precise e modalità ben definite di fruizione, che hanno più forte di altri il concetto di viaggio come esperienza ed emozione da vivere e da raccontare, alla ricerca di autenticità e genuinità, a contatto dei luoghi e delle persone che li abitano, con cui potersi mescolare.,

Il web, sempre più strumento di mediazione tra domanda e offerta, i social networks come strumento e “piazza” virtuale  di scambio di informazioni, esperienze, racconti orali e visivi aiutano sempre di più nelle scelte del nuovo viaggiatore che costruisce il suo viaggio mosso da un sentimento, consapevole che la felicità non è tanto la destinazione ma il modo di “mettersi” in viaggio.

È quindi fondamentale “fotografare” il territorio in tutti i suoi aspetti e renderli fruibili
direttamente attraverso uno strumento semplice ed efficace, attraverso il web: l’uso sempre più diffuso della tecnologia basata sul GIS, permette oggi con facilità di accedere a mappe, contatti, informazioni, rendendo i fruitori sempre più autonomi e rapidi nelle loro scelte. Il nuovo viaggiatore protagonista attivo ed autore della sua esperienza di viaggio che vuole sia sempre più autentica e coinvolgente.

L’arte salverà il mondo?

Io faccio così #9: L’arte salverà il mondo? Faccia a faccia con Michelangelo Pistoletto

C’è un vecchio infinito e un nuovo infinito. Il vecchio infinito, quello classico, è una specie di otto sdraiato (per intenderci, questo: ∞). Quello nuovo invece ha un cerchio in più, maggiore, al centro, e purtroppo non posso illustrarvelo perché nessun programma di videoscrittura lo ha ancora inserito fra i caratteri (ma trovate un video illustrativo più sotto). Questo nuovo cerchio centrale è il cerchio del cambiamento, frutto dell’unione feconda dei due precedenti, ed è la nostra unica speranza di sopravvivenza.

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Ripensare i non-luoghi attraverso la Progettazione Partecipata

 

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Percepire e raccogliere le esigenze della comunità, assecondare le necessità, rompere i vecchi schemi dicotomici, convincersi che uatteggiamento positivo volto alla collaborazione sia l’unica strada per realizzare in modo innovativo grandi cambiamenti è il percorso da intraprendere per poter migliorare culturalmente, socialmente, economicamente innescando processi il più possibile inclusivi  e democratici  in una sola parola di  “progettazione partecipata”.

Condividere un obiettivo comune che nasce da una esigenza, un bisogno espresso dal basso e collaborare attivamente, ognuno con le sue competenze e professionalità, con il proprio sapere empirico o teorico che sia, esprimendo le proprie idee, manifestando la propria creatività e sapere di poter contare su specificità disciplinari per poter convogliare tutte le energie nella realizzazione di un progetto è sicuramente il modo migliore per conseguire risultati efficaci

Ovunque gruppi di cittadini non rivendicano ma tentano di creare relazioni diverse

Co-produzione dal basso tra Macao (Mi), Sale Docks (Ve), Ex-Asilo Filangeri (Na)

Parola d’ordine: partecipazione e condivisione per riqualificare e Restituire

Esperienze diversificate confermano sempre più  che il tempo di calare dall’alto un progetto è destinato alla fine. La tendenza è che che siano gli “utilizzatori finali” a creare l’opera stessa, modificando lo “spazio” pubblico creando un grande momento di interazione e partecipazione diffusa spontanea.
 

L’approccio partecipativo è uno strumento per leggere i bisogni del territorio e le sue potenzialità. L’analisi e la progettazione partecipata permettono l’identificazione delle priorità d’intervento ma è anche un modo per sensibilizzare i cittadini sulle potenzialità del territorio. I cittadini esprimono un parere e possono scegliere i luoghi in cui intervenire o suggerire come vorrebbero fossero utilizzati.

E’ come costituire un laboratorio in cui relazioni ed interrelazioni permettono la trasformazione dello spazio urbano in un intreccio attivo e fattivo di saperi locali (artisti, artigiani, massaie, studenti, operatori sociali), di professionalità in cui l’apporto di ciascuno operativo, creativo, ideativo contribuisce alla realizzazione del progetto di rigenerazione.

I vuoti urbani, i non-luoghi, possono diventare officine, spazi di incontro e produzione, centri culturali, luoghi restituiti che inducono benefici sulla vivibilità del contesto urbano e rappresentano una esperienza di innovazione sociale.   

Anche la Street Art può essere considerato un approccio a comportamenti spontanei e diffusi che fornisce ai cittadini uno strumento di comunicazione artistica con parti del territorio di cui riimpadronirsi sottraendole al degrado e all’abbandono.

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I non-luoghi come scenografia

Fotografia, paesaggio urbano e danza classica si uniscono per comunicare alle Amministrazioni e ai cittadini l’urgenza di intervento nei confronti dei luoghi in stato di abbandono e l’importanza della partecipazione attiva nei processi di riqualificazione dei “non luoghi”, al fine di riconsegnare questi spazi alla città combattendo il degrado.

Ossia l’arte come strumento di denuncia e di conoscenza, ma anche di coscienza partecipata.

Questo e altro è il progetto socio-fotografico Ballerina-Project Bari.