L’arte salverà il mondo?

Io faccio così #9: L’arte salverà il mondo? Faccia a faccia con Michelangelo Pistoletto

C’è un vecchio infinito e un nuovo infinito. Il vecchio infinito, quello classico, è una specie di otto sdraiato (per intenderci, questo: ∞). Quello nuovo invece ha un cerchio in più, maggiore, al centro, e purtroppo non posso illustrarvelo perché nessun programma di videoscrittura lo ha ancora inserito fra i caratteri (ma trovate un video illustrativo più sotto). Questo nuovo cerchio centrale è il cerchio del cambiamento, frutto dell’unione feconda dei due precedenti, ed è la nostra unica speranza di sopravvivenza.

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Ripensare i non-luoghi attraverso la Progettazione Partecipata

 

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Percepire e raccogliere le esigenze della comunità, assecondare le necessità, rompere i vecchi schemi dicotomici, convincersi che uatteggiamento positivo volto alla collaborazione sia l’unica strada per realizzare in modo innovativo grandi cambiamenti è il percorso da intraprendere per poter migliorare culturalmente, socialmente, economicamente innescando processi il più possibile inclusivi  e democratici  in una sola parola di  “progettazione partecipata”.

Condividere un obiettivo comune che nasce da una esigenza, un bisogno espresso dal basso e collaborare attivamente, ognuno con le sue competenze e professionalità, con il proprio sapere empirico o teorico che sia, esprimendo le proprie idee, manifestando la propria creatività e sapere di poter contare su specificità disciplinari per poter convogliare tutte le energie nella realizzazione di un progetto è sicuramente il modo migliore per conseguire risultati efficaci

Ovunque gruppi di cittadini non rivendicano ma tentano di creare relazioni diverse

Co-produzione dal basso tra Macao (Mi), Sale Docks (Ve), Ex-Asilo Filangeri (Na)

Parola d’ordine: partecipazione e condivisione per riqualificare e Restituire

Esperienze diversificate confermano sempre più  che il tempo di calare dall’alto un progetto è destinato alla fine. La tendenza è che che siano gli “utilizzatori finali” a creare l’opera stessa, modificando lo “spazio” pubblico creando un grande momento di interazione e partecipazione diffusa spontanea.
 

L’approccio partecipativo è uno strumento per leggere i bisogni del territorio e le sue potenzialità. L’analisi e la progettazione partecipata permettono l’identificazione delle priorità d’intervento ma è anche un modo per sensibilizzare i cittadini sulle potenzialità del territorio. I cittadini esprimono un parere e possono scegliere i luoghi in cui intervenire o suggerire come vorrebbero fossero utilizzati.

E’ come costituire un laboratorio in cui relazioni ed interrelazioni permettono la trasformazione dello spazio urbano in un intreccio attivo e fattivo di saperi locali (artisti, artigiani, massaie, studenti, operatori sociali), di professionalità in cui l’apporto di ciascuno operativo, creativo, ideativo contribuisce alla realizzazione del progetto di rigenerazione.

I vuoti urbani, i non-luoghi, possono diventare officine, spazi di incontro e produzione, centri culturali, luoghi restituiti che inducono benefici sulla vivibilità del contesto urbano e rappresentano una esperienza di innovazione sociale.   

Anche la Street Art può essere considerato un approccio a comportamenti spontanei e diffusi che fornisce ai cittadini uno strumento di comunicazione artistica con parti del territorio di cui riimpadronirsi sottraendole al degrado e all’abbandono.

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I non-luoghi come scenografia

Fotografia, paesaggio urbano e danza classica si uniscono per comunicare alle Amministrazioni e ai cittadini l’urgenza di intervento nei confronti dei luoghi in stato di abbandono e l’importanza della partecipazione attiva nei processi di riqualificazione dei “non luoghi”, al fine di riconsegnare questi spazi alla città combattendo il degrado.

Ossia l’arte come strumento di denuncia e di conoscenza, ma anche di coscienza partecipata.

Questo e altro è il progetto socio-fotografico Ballerina-Project Bari.

 

Idee e proposte per cominciare a ri-costruzione la Bellezza

Sottotitolo: “La bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni. Ma viene un giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno della bellezza.” (Albert Camus, L’uomo in rivolta, 1951)

Qualunque progetto che abbia come obiettivo quello della rigenerazione, riqualificazione di un territorio e della comunità che lo abita, non può prescindere dal vivere l’uno e l’altra intendendo con questo l’ esserci dentro, il mischiarsi per sorbirne, captarne umori, sensazioni, criticità, malesseri ma anche ricchezza e tesori nascosti, inventiva e creatività.

Esserci per costruire, trasformare, ridare vita, migliorare e progredire coinvolgendo, sensibilizzando, recuperando. Esserci senza esserci, senza invadenza, conquistandosi complicità e collaborazione.

La “mente” del progetto che si confonde con le sue “braccia”.  Idee che diventano concretezza  che a sua volta genera altre idee secondo un meccanismo di rinnovamento e di ricostruzione sociale, umana, architettonica, urbana che una volta innescato può non avere fine.

Processi virtuosi che contaminano in positivo.

Degrado urbano e umano spesso sono strettamente legati ad atteggiamenti mentali distorti ed inquinati da mala politica e corruzione,  da insensibilità, inadeguatezza ed incompetenza,  da mala educazione,  da disattenzione ed ignoranza sociale, da un’ assenza di cultura, dall’esistenza di un sistema che dà poca voce e poco rappresenta la parte debole, vulnerabile e subalterna della società.

Grandi, enormi sono le responsabilità e le conseguenze della loro assenza e riconoscimento.

La proposta  è  cercare e gestire spazi da restituire alle idee per fare cultura,  proporre nuovi modi di lavorare, per creare integrazione e innovazione sociale, rigenerazione urbana,  per praticare  antiche e nuove forme di artigianato, per occuparsi di sport, di tecnologia, di arte, di teatro, di musica,  di cibo, di agricoltura, di pesca in una parola di sviluppo locale.

Non si può pretendere di avere un programma unico sistemico e sistematico di intervento perché troppe sono le variabili ed elevata e ancora non facilmente controllabile  è l’ ”entropia” del sistema socio-economico.

Tuttavia occorre cominciare a dare spazio alle voci, alle idee, ai desideri e bisogni che vengono dal basso, vale a dire da quella comunità che abita il territorio e lo vive nella quotidianità: lo fiuta, lo vede, lo ascolta e con lui interagisce, si accorge dei vuoti e dei pezzi mancanti, delle assenze. Solo da un contatto così ravvicinato possono emergere consapevolezze e necessità. Le cose più belle e più importanti socialmente parlando nascono proprio così, da esigenze concrete, dall’avvertimento di un bisogno, dal sentimento di un desiderio, dalla voglia di muoversi, aggirarsi in un continuum spaziale e temporale di contenuti, in un circuito di luoghi che rappresentano ed in cui rappresentare sè stessì ed il proprio fare, in cui raccontarsi e raccontare ad altri.

Idee da cui possono nascere progetti che diventano pretesto di conoscenza ed approfondimento della cultura che anima un territorio, di recupero della propria storia e delle proprie origini, in cui l’antico fornisce una traccia per il nuovo attraverso le sue innumerevoli declinazioni e rivisitazioni ed attraverso l’innovazione.

Progetti per i quali invenzione, improvvisazione, creatività, passione e sentimento diventino la base di una visione che tende a migliorare, rivitalizzare, recuperare, credere nell’apertura, nella condivisione dei mezzi e nella valorizzazione delle risorse latenti, sperimentare nuovi modi di tessere alleanze e reti “a geometria variabile” tra singoli, associazioni, collettivi, istituzioni, imprese, responsabilità, tutto per  generare valore economico ed innescare “processi produttivi” alla cui base c’è l’interazione con la comunità locale.

Un’ occasione per  ripensare il senso del vivere insieme, dove le diversità portano ricchezza ed esperienza. Ma anche un meccanismo di lento, progressivo risanamento che non può non avere effetti di ricaduta positivi in termini di attrattività ed economici.